L'ABC della falsa informazione - Il metodo (Ep.3)

Riassunto delle puntate precedenti.

Con l'episodio 1 siamo partiti da un esempio di falsa informazione, che abbiamo mostrato essere falso nei contenuti, di natura manipolatoria, e vi abbiamo trovato alcune criticità nei modi con cui veniva costruita ad hoc questa informazione. Da lì abbiamo ricavato alcune regole generali, che con l'episodio 2 abbiamo iniziato a spiegare.


Qui vogliamo andare un po' più in profondità. Sarà più noioso degli altri articoli, ma ci aiuta a capire come e perché ci si avvicina alla verità (o meglio, ad una buona approssimazione di essa!)


Avevamo chiuso dicendo: "Se uno ha ragione, ha ragione, no?". La risposta è NO! "Avere ragione" non significa avere le risposte in tasca, e azzeccare qualche cosa non significa poter giungere alla verità in maniera ripetibile. Serve un metodo per arrivare ad affermare qualcosa e saper quantificare il margine di errore. Per questo dobbiamo indagare le argomentazioni di chi scrive, più che le sue conclusioni.


UN ESEMPIO

Supponiamo che io faccia un aeroplanino di balsa e chieda a due amici se potrà volare. Entrambi dicono "sì". Lo faccio volare e l'aeroplanino effettivamente vola. Entrambe le risposte sono corrette, ma...

Ora chiedo ad Amico1 il perché e lui risponde "perché la balsa è leggera", l'altro dice "perché l'ala che hai fatto è in grado di esercitare portanza".


Ora voglio fare un altro aeroplanino della stessa forma ma questa volta di plastica e alluminio e sottopongo l'idea ai due amici. Amico1 dice "non può volare, sono materiali troppo pesanti, non ti aiuterò". Amico2 dice "se facciamo l'ala con la forma giusta è possibile sostenere il peso del velivolo". Seguo i consigli di Amico2 e l'aeroplanino vola.


Amico1 questa volta ha sbagliato, perché ha dato un giudizio basandosi su un'esperienza pregressa (i lavoretti di balsa dell'infanzia) e senza un vero modello conoscitivo capace di generalizzare (ovvero di prevedere situazioni nuove).


Questo cosa ci dice? Che conta il modo in cui si arriva alla risposta, più che la risposta stessa. Infatti, può anche darsi che il modellino in plastica e alluminio fatto insieme ad Amico2 la prima volta non prenda il volo, ma riguardando i conti fatti potremmo trovare l'errore, correggerlo e far volare l'aeroplanino. Mentre Amico1 sta ancora per conto suo a mugugnare che tanto il nostro aeroplanino non volerà mai.


In sostanza: se abbiamo dato una risposta partendo da un presupposto sbagliato, possiamo averci azzeccato una volta, ma non sarà sempre così.


Questo è uno dei problemi che sono ben noti a scienziati nei più disparati campi, quando si esaminano i risultati. Nel mio lavoro sull'intelligenza artificiale una delle prime cose che ho imparato è come riconoscere le situazioni di "random guessing": può capitare che le reti neurali artificiali che abbiamo "addestrato" ad un compito, diano risposte "a casaccio" ma inizialmente non ce ne accorgiamo perché sembrano azzeccarci. Ad una verifica più attenta, che richiede delle conoscenze tutto sommato semplici di statistica, stanno solo tirando a caso e non hanno appreso nulla. Queste basilari conoscenze statistiche sono alla portata di tutti, e sarebbe davvero importante che venissero trattate nella scuola dell'obbligo, per capire la realtà, e saper leggere le informazioni numeriche che riceviamo.


TORNIAMO A SCUOLA

Faccio un passo ancora più indietro: a scuola, la maestra non ci chiedeva solo di azzeccare la risposta giusta, ma di farle vedere come ci eravamo arrivati. Tant'è vero che se il risultato finale non era esatto, ma il problema era stato impostato bene, una svista nei calcoli ci veniva perdonata, perché verificando e aggiustando saremmo giunti alla risposta corretta.

Un errore di concetto nell'impostazione dell'esercizio, o peggio ancora, una palese scopiazzatura da un compagno non ci avrebbe mai condotto alla soluzione giusta, se non per puro caso.


Anche se adesso abbiamo la patente e possiamo comprare una casa, nulla ci vieta di fare errori logici, ignorare concetti e coltivare l'arroganza.


RICAPITOLANDO

Esistono pochi metodi che permettono di giungere in maniera ripetibile ad un risultato, che esso sia un aereo che vola, un palazzo che non cade, o un'affermazione logicamente corretta.

Oppure si può seguire un processo di fantasia, e andare a casaccio.

Nel secondo caso si arriverà sporadicamente ad un oggetto funzionante, ad un successo clinico o ad affermazioni che si realizzano vere. Nel primo caso, invece, ci si affida a qualcosa di credibile, in quanto ripetibile, e quindi validabile in ogni lato del mondo, da ogni uomo dotato degli strumenti necessari [1]. E del tempo necessario.


Tutto questo vale per l'informazione, specie di carattere scientifico o fattuale. Sul web possiamo trovare informazioni che non hanno stesso metodo e non hanno stesso valore:

  • quelle ad esempio scritte su una rivista scientifica con revisione tra pari "peer review" [2] da numerosi coautori che collaborano a livello internazionale e spendono le loro fatiche per anni su un risultato che potrebbe non arrivare, persone che hanno studiato [3] e si confrontano continuamente con gli altri, anche in modo competitivo [4].

  • quelle scritte da un tizio qualsiasi che si reputa esperto di "fisica quantistica" e in cinque minuti scrive (male) un'idea che gli è venuta in mente sul suo social, senza neanche confrontarsi con un amico o correggere gli errori ortografici.

Ritenere che le due fonti di informazione abbiano lo stesso peso è come valutare allo stesso modo una casa costruita in materiale antisismico con la capanna di paglia dei tre porcellini.


CONCLUSIONE

Abbiamo discusso nel precedente post delle motivazioni che possono spingere qualcuno a raccontare bufale, ovvero di tre figure-tipo che creano falsa informazione: "il buono, il brutto e il cattivo". Le motivazioni sono importanti perché informano le nostre azioni. Bisogna anche valutare la coerenza nel tempo di chi scrive. Politici noti sono passati in pochi mesi dal negare una cosa all'affermarla in maniera categorica. La coerenza va pesata nel giudicare l'affidabilità di una voce [5]. Faccio giusto un esempio recente. Boris Johnson è dovuto arrivare al respiratore in ospedale prima di ricredersi sul covid (ed essendo un capo di stato ha avuto un'intera equipe medica in suo aiuto), ma nel frattempo ne hanno pagato le conseguenze altri cittadini. Tutto quanto per un'ideologia di stampo liberista ("non si fermi l'economia").


Ma in aggiunta alle motivazioni e l'onestà intellettuale di chi scrive, c'è da valutare anche il metodo con cui costruisce le proprie affermazioni.

Nel primo post abbiamo visto come, ad esempio, si citano articoli scientifici per acquistare credibilità, ma tagliando via le parti importanti, e costruendo informazioni false come in un fotomontaggio. Allo stesso modo, nello stesso post, abbiamo visto come si utilizzano frasi ad effetto di personaggi anonimi (inventati?) allo scopo di smuovere emotivamente il lettore. Questo è il metodo per manipolare e costruire falsa informazione.


Ritorneremo sul metodo, mostrando come invece si lavora in ambito accademico. In futuro farò vedere come si scrive un articolo scientifico e come NON si scrive, andando ad analizzare degli pseudo-articoli di un paio di idoli delle comunità complottiste.


E' doveroso qui dire che in Italia manca un corpo di esperti di comunicazione scientifica capace di dare un esempio positivo in ambito mediatico, a cui potrei attingere per contrapporlo agli esempi negativi di cui, invece, la rete è piena. La comunicazione scientifica si studia e si affina, e al momento c'è solo una scuola post-universitaria che educa a questa professione (SISSA). I quotidiani non fanno uso di questo tipo di professionisti e ci si limita ad intervistare altri tipi di professionisti: sanitari, medici e docenti, che - per quanto competenti nel loro campo - non svolgono questo ruolo e difficilmente sanno svolgerlo, creando più spesso confusione e astio, che chiarezza.



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NOTE

[1] Esiste un pensatore di fine 1800, C. S. Peirce, che ha apportato molto all'epistemologia con il suo concetto di "abduzione", in aggiunta ai principi di induzione e deduzione classicamente noti. Altri pensatori hanno spesso parlato del ruolo dell'intuizione e della creatività nella scoperta. Senza negare l'importanza di tutto quanto sopra, il vero lavoro di avanzamento della conoscenza si fa poi attraverso metodiche verifiche, prove e controprove, le quali si affidano ad un metodo onde evitare l'influenza del giudizio e del pregiudizio umano, e devono essere ripetibili e validate da tante teste.


[2] la "peer review" è un meccanismo per cui prima di pubblicare un qualsiasi articolo scientifico, questo viene letto e commentato da altri esperti del settore che vengono tenuti anonimi per migliorare la loro autonomia e indipendenza. Questi possono decidere di rifiutarlo, oppure chiedono agli autori di effettuare nuovi studi o fornire altri dati. Sebbene non immune da problemi (siamo pur sempre umani), è l'unico metodo di garanzia di correttezza. Magari fosse applicato agli appalti o agli interventi in parlamento dei politici!


[3] i detrattori della scienza promuovono con odio e acredine un'idea di "studio" fatto di instillazione forzata di conoscenze subite dall'alto. Evidentemente non hanno mai studiato, oppure hanno studiato in un convento nel ventennio fascista. Lo studio è fatto di una continua messa in discussione di ciò su cui si viene edotti, grazie anche ad un sano conflitto generazionale. Il docente è tartassato da domande come "prof. ma perché quella cosa lì?" "prof. ma è sicuro che lì ci va il meno?". Lo studente che riesce a trovare il professore in fallo gode di questa sua conquista, e costruisce un rapporto in cui entrambe le parti sociali sono sempre attente a non fare errori. Chi invece fa errori per definizione è chi sta in casa propria a leggersi storielle complottiste senza poter discutere con chi gliele propina.


[4] Come dirò in un altro post, la competizione scientifica è uno dei meccanismi che garantiscono la validità dell'output scientifico. Per una volta devo dar ragione ai liberali: la competizione è un importante elemento nel bilanciare forze ed equilibri. Chiunque vorrebbe guadagnare notorietà o una posizione più florida dimostrando che un collega ha torto, scoprendo qualcosa di nuovo o brevettando una cura migliore. Per questo tutte le teorie sulla scienza allineata oltre ad essere naive, sono infondate. Ne riparleremo in un altro post.


[5] Qualcuno dirà: "allora gli scienziati? Hanno cambiato idea tante volte!". Ecco, se la tua risposta è questa, vuol dire che devi approfondire le tue conoscenze sul funzionamento della ricerca. Ne parlerò in un altro post. Intanto ti invito a riflettere sull'auto-contraddizione palese di chi dice che gli scienziati sono tutti allineati e poi dice che non si mettono mai d'accordo.