L'ABC della falsa informazione - Il pescivendolo (Ep.2)

Nel post precedente ho discusso un tema caldo: quello della falsa informazione, fornendo un esempio e alcune semplici indicazioni per poter rigettare una buona parte delle fonti di falsa informazione, quelle più palesi ed estreme.

In questo post voglio spiegare in dettaglio il perché di quelle indicazioni, e qual'è il ragionamento che porta ad esse. In sostanza, cerchiamo di sfruttare l'esempio per astrarre dal particolare al generale.


Attenzione, non ho la pretesa di spiegare quali informazioni sono (a mio giudizio) false, bensì quali sono gli indizi facilmente riconoscibili che ci dicono quando il contenuto è falso o arbitrario. Il più delle volte, per smascherare un depistaggio non serve entrare nel contenuto specifico (dunque non serve essere esperti della materia), ma è sufficiente applicare delle verifiche preliminari che ci permettono di rifiutare il contenuto o addirittura l'autore.


Supponiamo, ad esempio, di andare a comprare il pesce e non saper riconoscere il pesce fresco da quello cattivo. Tuttavia, se alle nostre domande sull'origine del pesce, il pescivendolo si contraddicesse dimostrando che sta bluffando, voi continuereste la compravendita? Tornereste da lui?


Ne dubito.



IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO

Si possono dire falsità per due ragioni: per scelta o per ignoranza. Nel primo caso ricadono quelli che hanno un vantaggio (politico o economico) a farvi credere e condividere cose non vere, nel secondo caso quelli che per bonaria ignoranza, si mettono a scrivere di cose di che non capiscono o li spaventano.


Dunque si profilano tre categorie di individui:

  • il buono: quello che ritiene di aver capito tutto e vuole avvertire gli altri. Se è ambizioso si definisce ricercatore indipendente, ideatore. A volte ha un titolo vero di esperto (ad esempio è medico), ma il più delle volte è solo una persona con grandi suggestioni fantascientifiche. Negli anni 90 e 2000 il web era pieno di siti amatoriali di questo tipo: americani complottisti, e più raramente italiani che li traducevano prendendo tutto per oro colato (esterofilia?). Tutto sommato, facevano tenerezza. Queste a volte sono persone spaventate da una realtà che non comprendono, la loro arroganza li legittima a credere di aver scoperto chissà cosa e sentono l'urgenza di avvertire gli altri a suon di "svegliate!!" o "meditate gente".

  • il brutto: quello che fa "clickbait", ovvero che guadagna nel momento in cui voi entrate nel suo sito e leggete la pubblicità. Titoli paradossali ed eccessivi, o a volte volutamente falsi, con immagini che catturano l'attenzione: ecco come non si fa informazione. Ci sono tanti modi migliori di questo di guadagnarsi da vivere, ma in genere è facile capire quando un sito fa clickbait. Di solito vengono sponsorizzati a fondo pagina su giornaletti di scarso rilievo.

  • il cattivo: il sito che fa propaganda ideologica o semina falsità sapendo di farlo, per ottenere uno scopo: contrastare una maggioranza di governo, destabilizzare lo stato sociale di un'altra nazione, forzare ideologie religiose estremiste, etc. Questi sono i peggiori e i più subdoli.


L'avvertimento, insomma, è sempre il seguente: prima di leggere, informatevi su chi scrive e sul sito che ospita chi scrive. Chi è? Perché scrive? Da quali presupposti ideologici parte?


E IL MAINSTREAM?

Naturalmente, anche quando leggo una fonte più tradizionale, come un quotidiano (che qualcuno chiama erroneamente "mainstream"), devo pormi queste domande per qualificarmi come lettore critico.


Ad esempio se entro nel sito di un quotidiano legato a gruppi politici fuori dalla maggioranza, chiaramente leggerò opinioni tendenzialmente anti-governative, così come se leggerò articoli di opinione di un quotidiano di sinistra, mi aspetto una critica verso quelle decisioni politiche che hanno carattere neoliberista. Questi giornalisti stanno facendo il loro mestiere, che è fornire un'interpretazione dei dati secondo una chiave di lettura politica.

Se non conosco la chiave di lettura di chi scrive, che questa mi piaccia o meno, non sarò un lettore critico e cosciente perché non saprò soppesare le affermazioni e farmi un quadro complesso unendo le diverse letture svolte da più autori.


Naturalmente va riconosciuto a certe fonti un carattere di obiettività. Sono queste le agenzie come ANSA, che riportano i dati come riscontrati "sul campo" o come ricevuti dai comunicati stampa istituzionali. Sono queste le agenzie governative che compilano i dati statistici[1]. Sono queste le riviste scientifiche[2].


TORNIAMO AL WEB

Ora la domanda è: qual'è l'orientamento ideologico o le finalità del blog tal dei tali? Con riviste e quotidiani di tradizione decennale non è difficile orientarsi, comprendere la posizione del suo editorialista. Ma quando condivido fonti nuove sul web senza sapere nulla sul loro conto, sto facendo un gesto consapevole? Quando addirittura condivido su whatsapp un'immagine che non si sa neanche se è vera, non mi dovrei forse porre dei dubbi?

Se poi tratto chi dubita di queste fonti ignote come degli ignoranti dicendo "sveglia gente!" mi sto comportando in maniera civile?

Perdere un istante di tempo in più a controllare fonte, data e competenze di chi scrive, ci aiuta a risparmiare una valanga di stupidaggini "virali". E' come sforzarsi di gettare una cartaccia nel cestino. Peggio ancora: queste cartacce mediatiche se le butti a terra iniziano a moltiplicarsi da sole!


MA SE UNO HA RAGIONE, HA RAGIONE!

Perché mi concentro tanto su questioni che hanno poco a che fare con il contenuto di un post?

In fondo, se uno ha ragione, ha ragione! Non importa che lo dica Amadeus o un professorone, non importa se la scrivi dimenticandoti qualche virgola, alla fine quello che conta è la sostanza, no?


No.


Scopriremo nel prossimo post il perché di questo: quello che conta non è il contenuto dell'affermazione in sé, ma il metodo con cui ci si arriva.


Prosegui con l'Ep.3


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NOTE

[1] Oh sì, potresti dire che sono ingenuno e tutti i dati sono manipolati. Se pensi che davvero la protezione civile italiana abbia al suo interno corpi speciali che fanno apparire morti da covid inventati allora ti faccio questa domanda: come mai paesi fuori dal "dominio di soros-grande reset-nuovo ordine mondiale" hanno riportato milioni di morti?

So bene che nei primi mesi del 2020 tutti i complottisti dicevano "Perché in Germania/America/Russia/India i morti sono pochissimi?" e adducevano il fatto che i nostri medici/governo/esercito inventavano i morti da covid contando come morti quelli "con" covid e non quelli "per" covid. Oggi è facile rispondere a questi complottismi mostrando che la maggior parte degli stati ha subito gli stessi nostri morti, solo un po' in ritardo per via delle dinamiche di isolamento, stagionalità e diffusione. Anzi, i paesi che hanno subito di più le perdite sono quelli che hanno negato il virus: Brasile, Russia, USA, Inghilterra.

Quindi prima di infangare lo stato che vi fornisce educazione, infrastrutture, assistenza e benessere, andate a vedere se ci sono controargomenti che smontano le tesi complottiste (se vi mancano le idee ci sono tanti siti antibufala).


[2] Oh sì, potresti dire che gli scienziati sono una casta tutti pagati da big pharma, big food e big qualcosa. Smonterò questo argomento in un altro post. Intanto ragiona un pochino sul fatto che, ad esempio, ricercatori che lavorano su agricoltura OGM hanno uguale risonanza e libertà di pubblicare articoli dei ricercatori che lavorano su metodi "biologici" e le riviste pubblicano entrambi (se hanno cose utili da dire e ricerche ben documentate).

Vado fuori tema, ma mi fa sorridere che siamo, anzi, arrivati all'assurdo che un recente disegno di legge sull'agricoltura approvato all'unanimità (quindi senza forzature di qualche parte politica) sostenesse il biologico e lo equiparasse al biodinamico [vedi ANSA]. Che strani questi parlamenti che inventano pandemie per finanziare Big Pharma, e poi però sostengono l'agricoltura biodinamica!